Il Comune di Grumolo delle Abbadesse è abitato da circa 3800 abitanti, posto nella piana orientale della provincia vicentina. Il suo territorio, prevalentemente agricolo, è coltivato a cereali, tra cui emerge il riso la cui coltivazione è stata introdotta dalle monache benedettine di Vicenza. Alle badesse si devono la bonifica dei terreni, il disboscamento e il prosciugamento delle paludi e degli acquitrini, e l’irrigazione con la costruzione di canali.

Il canale Moneghina, che attraversa il centro di Grumolo, deriva dal fiume Tesina presso Bolzano Vicentino. In passato era la via principale per il trasporto del riso che avveniva per mezzo di barche e barconi trainati da cavalli lungo gli argini; il riso era poi stipato nel magazzino delle badesse in attesa della vendita. Molti dei canali, realizzati dalle monache vengono ancora utilizzati e se altrove, la reperibilità di acque pure per l’irrigazione è divenuta, con il tempo, sempre più difficoltosa, da queste parti è ancora possibile nutrire le risaie con acque pulite che consentono la produzione di riso di qualità. Non è un caso, dunque, che proprio a Grumolo venga prodotta una delle più antiche varietà italiane ottenute per ibridazione. Si tratta del vialone nano, varietà veneta per eccellenza, che deriva dall’incrocio del vialone nero, la cui coltivazione è stata ormai abbandonata, con il nano.

A dimostrazione del forte legame della storia di Grumolo delle Abbadesse con la coltivazione del gustoso cereale, il riso della località del Vicentino è stato inserito nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) ed è divenuto un Presidio Slow Food sostenuto dalla Regione Veneto.
Il vialone nano coltivato in questa zona del Veneto è caratterizzato da chicchi di piccole dimensioni che si gonfiano considerevolmente durante la cottura assorbendo molto bene i condimenti. In contrapposizione alla dimensione dei chicchi, la loro qualità, grazie alle caratteristiche del terreno e dell’acqua, raggiunge livelli molto elevati che ne fanno un vero prodotto di eccellenza. Il suo aspetto non è sempre accattivante perché la lavorazione, volutamente non viene spinta troppo, ma toglie solo le parti che è indispensabile eliminare. I chicchi quindi possono presentarsi un po’ piccoli, ovali, non traslucidi.

Le caratteristiche del vialone nano di Grumolo lo rendono particolarmente adatto alla preparazione di insalate e risotti, in particolare quelli con il pesce, come quelli con l’anguilla, gli scampi e le seppie, quello tradizionale con i fegatini, servito in occasione dei pranzi di nozze in campagna, e quelli con le verdure, come il classico risi e bisi, una minestra densa a base di riso e piselli, che il Doge della Serenissima era solito servire ai membri del governo in occasione della Festa della Repubblica di Venezia, il giorno di San Marco. Attualmente, da più di trent’anni si tiene ogni anno la Festa del riso, dove si può gustare il famoso “risotto della badessa” con una tradizionale ricetta tramandata da secoli.

Nel XVII secolo le risaie locali occupavano oltre 250 ettari di superficie, oggi raggiungono un’estensione di circa 120 ettari.
Il riso ha segnato profondamente tanto la storia quanto l’aspetto di Grumolo. Oltre a determinare la realizzazione dei canali, ha incoraggiato numerosi patrizi veneziani ad investire nell’attività agricola nell’entroterra per integrare i guadagni derivanti dal commercio che, a seguito della scoperta dell’America e della conseguente crisi della “via della seta”, si erano notevolmente ridotti.

Fu così che sul territorio comunale vennero edificate le numerose ville nobiliari che impreziosiscono questa zona della campagna vicentina.
Le ville emblema del potere tra il ceto nobiliare e la proprietà terriera, esprimevano un ideale umanistico di vita in armonioso rapporto con l’ambiente circostante e rispondevano al contempo a necessità di carattere economico. La villa è sempre inserita al centro della proprietà terriera in modo tale da consentire un controllo diretto da parte del proprietario, ma allo stesso tempo collocarsi in rapporto armonico con l’ambiente circostante dando al complesso architettonico un’adeguata cornice scenografica.

Tra le molte dimore citiamo: villa Chiericati – Porto Rigo, progettata dal Palladio e inserita tra le “ville del Palladio” riconosciute dall’UNESCO. Villa Godi Piovene, realizzata su disegno di Scamozzi, con un parco di alberi secolari e una cappella seicentesca. Villa Canal immersa tra le risaie e le rogge di risorgiva nella campagna.

In località Rasega si trova la chiesetta di San Zeno di origine longobarda e nella chiesa di Sarmego si trova l’opera del compianto in terracotta del 1500.
Nel territorio di Grumolo delle Abbadesse vi è stato uno sviluppo a dimensione umana che ha portato alla costruzione di alcuni servizi per la cittadinanza come il Centro Sportivo Palù, inaugurato nel 2017. Il Centro è collegato alle principali arterie ed accessibile anche grazie alle piste ciclopedonali.

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