Il territorio di Longare si estende ai piedi dei Colli Berici, a una decina di chilometri di distanza da Vicenza, e comprende una zona pianeggiante oltre il corso del canale Bisatto e del fiume Bacchiglione, una stretta fascia pedecollinare nella quale sono insediati i nuclei storici degli abitati che costituiscono il comune (Longare, Costozza, Lumignano) e la zona collinare, dove maggiormente si è conservato l’ambiente naturale e dove si snoda la rete dei sentieri.

L’espansione in epoca industriale è avvenuta verso il piano e lungo le principali vie di comunicazione; nel secondo dopoguerra nascono i nuovi quartieri residenziali e la zona artigianale lungo la Riviera Berica.

Ancora oggi la vocazione agricola di Longare è preponderante, la zona pianeggiante e quella pedecollinare sono ampiamente sfruttate per seminativi e colture permanenti caratterizzate da una produzione diversificata, della quale è rimarchevole il qualificato settore vitivinicolo, la coltivazione dei funghi in grotta, la produzione di primizie orticole e coltivazioni tipiche della collina: piselli, ciliegi, olivi.

La roccia calcarea delle scogliere nella parte superiore del territorio collinare ha svolto un ruolo importante nella storia locale; questa zona è ricca di grotte naturali e artificiali, i cosiddetti còvoli, risultato dell’erosione carsica unita a una intensa attività estrattiva.

I còvoli sono stati utilizzati dagli abitanti del luogo, fin dal più lontano passato, come tombe, eremi, rifugi e magazzini per granaglie e vino; rifugi durante il secondo conflitto mondiale, per lungo tempo e fino in epoca recente adibiti ad abitazioni rupestri, in alcuni casi in forme architettoniche particolarmente eleganti, con le facciate in muratura ma con gli interni che si sviluppano in parte nelle cavità della roccia, come ad esempio il seicentesco villino Garzadori da Schio, arricchito di affreschi e scultore.

La pietra calcarea bianca che si estraeva fin dall’età romana, nota con il nome di pietra tenera di Costozza o di Vicenza, nel passato veniva sbozzata in loco per poi essere trasportata via acqua lungo il Bacchiglione alla volta di Vicenza, ma anche di Padova e Venezia, per essere utilizzata a fini ornamentali, nella costruzione di edifici pubblici e privati, nella decorazione scultorea di parchi e giardini. Ancora oggi la tradizionale lavorazione della pietra bianca, se non la sua estrazione, è mantenuta in vita da un ristretto numero di artigiani intagliatori, con una produzione richiesta nel restauro architettonico o come complemento d’arredo, sia per interni che esterni.

Il capoluogo si caratterizza per essere un punto di snodo nella strada della Riviera Berica (Strada Provinciale n. 247) da cui si dipanano i collegamenti tra la pista ciclabile Vicenza – Noventa, i percorsi sugli argini del fiume Bacchiglione – tra i quali spicca una tappa del Cammino Fogazzaro Roi – e i numerosi sentieri che salgono in collina fino a collegarsi alla dorsale dei Berici.

Gli edifici storici più numerosi sono riuniti nel centro di Costozza, raffinati complessi gentilizi immersi in scenografici giardini e collegati tra loro dai ventidotti – così nominati da Palladio ne I Quattro libri dell’architettura – condutture sotterranee che si dipartono dalle grotte per collegare le ville della zona, portandovi, direttamente dalle viscere dei monti, un’aria a temperatura costante, gradevolmente fresca d’estate e tiepida d’inverno, quasi un naturale impianto di aria condizionata ante litteram.

A Lumignano, oltre ai vari complessi gentilizi, è rimarchevole il complesso medioevale dell’Eremo di San Cassiano, incastonato tra le pareti delle scogliere che si innalzano al di sopra del paese, conosciute a livello internazionale per la rinomata palestra di arrampicata sportiva.

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